Architetti e ingegneri insieme per valorizzare l'architettura storica
Data
30/01/2026
Categorie
News, Restauro
Alla Palazzina reale il seminario organizzato dalla Commissione restauro e recupero del patrimonio esistente dell'Ordine degli Architetti di Firenze: tra casi studio ed esperienze, la volontà di collaborazione con l'Ordine degli Ingegneri.
Lo stretto rapporto tra architetti e ingegneri nel conservare, restaurare e valorizzare l'architettura storica è quanto emerso nel corso del convegno alla Palazzina Reale di Firenze Santa Maria Novella, organizzato il 29 gennaio dalla Commissione restauro e recupero del patrimonio esistente dell'Ordine degli Architetti P.P.C. di Firenze e dal titolo 'Uno sguardo verso il futuro'. Un evento – promosso proprio da Ordine degli Architetti di Firenze (Oaf) e Ordine degli Ingegneri di Firenze (Oif) e svolto in collaborazione con la Fondazione Architetti Firenze (Faf) – che ha richiamato esperti di settore e cittadini e dove si è parlato di casi studio di interventi di restauro, già eseguiti o in corso, di patrimonio vincolato: tra gli esempi ci sono Villa Medicea di Cafaggiolo (Barberino del Mugello), il Convento di Bosco ai Frati (Scarperia e San Piero), la Chiesa di San Pietro a Sillano (Greve in Chianti) e il Cimitero degli Allori a Firenze.
Casi studio e tecniche innovative nel restauro di edifici storici
A proposito del Castello Mediceo di Cafaggiolo l'architetto Pietro Mocali ha spiegato la “fase di analisi dettagliata” che è stata realizzata prima di procedere “con l'intervento di restauro e consolidamento delle facciate. Tale analisi ha condotto a definire una metodologia di intervento”. Proprio la parte di analisi, ha aggiunto Mocali, “è stata quella più impegnativa. Siamo partiti dalle più avanzate, dalle indagini termografiche nel 2010 e 2014 col Cnr e abbiamo realizzato tutte le analisi sul campo. L'obiettivo era trovare lo strato, l'intonaco originario: capire quale fosse, che colore avesse e quali caratteristiche avesse per poi portarlo di nuovo all'antico splendore del Michelozzo”. Sempre sul Castello Mediceo di Cafaggiolo l'architetto Domenico Tufaro ha parlato delle “tante criticità riscontrate” in particolare sul tetto “che era in condizioni precarie e con crolli parziali. Abbiamo portato a termine un primo intervento di restauro della copertura e svolto analisi diffuse per capire bene le criticità: dopo è seguito l'intervento vero e proprio con tecniche vecchie e innovative, un mix che ha portato a un risultato eccellente nel restauro”.
Proprio di tecniche innovative e di come le nuove tecnologie possono aiutare nella messa in sicurezza sismica ha parlato l'architetto Floriano Poli che si è concentrato sull'esperienza della Pieve romanica di San Pietro a Sillano: “Le nuove tecnologie hanno permesso di dare ad architetti e ingegneri degli strumenti che maggiormente riescono ad adattarsi a un bene tutelato – ha spiegato -. Si tratta di tecnologie minimamente invasive ma allo stesso tempo estremamente efficaci da un punto di vista strutturale. Le tecnologie aiutano i due professionisti a poter trovare un punto di mediazione condiviso più rispondente alle esigenze di ciascuno”. Sulla Pieve romanica di San Pietro a Sillano “l'interazione tra ingegnere e architetto è stata fondamentale affinché si potesse rispettare da una parte la capacità di risposta statica e sismica dell'edificio restaurato e dall'altra parte anche la tutela del bene monumentale particolarmente delicato”.
L'unione dunque di più professionisti genera valore aggiunto, come nel caso della Chiesa di San Bonaventura e del legame con la sicurezza sismica: “Si tratta di un edificio del '400 – ha sottolineato l'ingegner Mario Rossi -. Edifici di pregio di questo genere hanno notevoli problematiche da un punto di vista della vulnerabilità sia per quanto riguarda la qualità della conservazione dei materiali che per la geometria delle strutture e la presenza di volte. Ci siamo mossi nell'ottica di integrare le carenze strutturali e per migliorare le qualità sismiche”. Anche in questo caso, ha concluso Rossi, “le indagini diagnostiche approfondite hanno consentito di scegliere la tipologia di intervento, ottimizzandone anche i costi”.
Per l'ingegner Piero Caliterna – che ha parlato del Gigante degli Orti Oricellari a Firenze, del Villano con la Botticella (la prima statua per Boboli) e del Cimitero degli Allori a Firenze – è fondamentale “collaborare, lavorare” insieme tra i professionisti “nell'ambito del restauro, che è" da considerarsi "multidisciplinare”.
La collaborazione tra Ordini come valore per la professione
Durante il convegno hanno preso la parola per i saluti istituzionali Alessandro Nocentini e Vincenzo Vaccaro, consiglieri Oaf e referenti della Commissione Repaes e l'ingegnere Laura Spezza, consigliera Oif referente per la formazione: ha moderato l'architetto Giuseppina Clausi, componente della Commissione Repaes.
La giornata – realizzata anche grazie al sostegno di Kerakoll Spa – fa parte delle attività di formazione continua della professione.
L'architetto Nocentini ha sottolineato l'importanza che “tematiche comuni” debbano “essere affrontate e condivise” tra Ordine degli Architetti e Ordine degli Ingegneri “nell'iter formativo, non solo per dare risposte sempre più mirate, efficaci agli iscritti ma anche per aumentare la qualità del dibattito e trasmettere ai professionisti la capacità di imparare a riconoscere e a leggere il linguaggio che ogni figura professionale porta avanti”. “Per la prima volta abbiamo organizzato un evento del genere dedicato al restauro, è qualcosa che apprezzo tanto, è un'occasione per esporre ad architetti e ingegneri casi studio realizzati – ha osservato l'architetto Vaccaro -. Una cosa è ciò che viene insegnato all'università, un'altra ciò che facciamo in cantiere”. L'ingegner Spezza che ha ringraziato l'Ordine degli Architetti “per il coinvolgimento nell'evento. Le tematiche sono comuni e pensiamo che affrontare i problemi da punti di vista diversi ma che si uniscano sia un arricchimento professionale per tutti”.
Secondo Giuseppina Clausi, componente della commissione Repaes e funzionaria della Soprintendenza è importante che architetti e ingegneri “collaborino, trovando un terreno comune”.
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