Città storica e contemporanea: il destino dell’abitare tra mercato e memoria

Data

02/02/2026

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Francisco Mangado a Firenze: architettura e città

L’incontro "Città storica e città contemporanea", svoltosi alla Palazzina Reale di Firenze nell'ambito del programma Glance Around. What else?, ha analizzato la crisi del modello urbano europeo sotto la spinta del liberalismo economico. Attraverso la lecture di Francisco Mangado e il confronto con la sociologa Giulia Maraviglia, è emersa la necessità di superare un'architettura ridotta a mera immagine e consumo. La sfida per le nuove generazioni di professionisti è restituire all'architettura il suo ruolo di "servizio collettivo", trasformando la rigenerazione urbana in uno strumento di mediazione sociale capace di rimettere al centro il bene comune e la verità del progetto.


Il dibattito sul modello urbano europeo

Si è tenuto lo scorso 22 gennaio, presso la Palazzina Reale di Firenze, l’incontro dal titolo “Città storica e città contemporanea: quali implicazioni nella società attuale”. L’evento, organizzato dalla Fondazione Architetti Firenze e dall’Ordine degli Architetti di Firenze si è inserito nel programma di eventi di respiro internazionale Glance around. What else? .

Al centro del dibattito, moderato dalla giornalista Giulia Ricci, il delicato equilibrio tra conservazione e innovazione nel tessuto urbano europeo. La tavola rotonda ha visto il confronto tra la sociologa Giulia Maraviglia e l’architetto di fama internazionale Francisco Mangado: insieme i due relatori hanno analizzato come i processi economici e culturali stiano ridefinendo il concetto stesso di "città".

Il ruolo dell’architettura tra spazio pubblico e mercato

La tavola rotonda è stata preceduta dalla lecture di Francisco Mangado che ha offerto una lucida e accorata analisi sul tema della metamorfosi urbana post-bellica. Secondo l'architetto, il modello di "città culturale" nato dopo la Seconda Guerra Mondiale — fondato sull'equilibrio, sui servizi comuni e sull'architettura come espressione di un accordo sociale — è ormai andato in crisi dagli anni '80, quando l'avvento di un liberalismo economico sfrenato ha spostato il baricentro dall'interesse collettivo al profitto individuale.

Mangado ha evidenziato come il potere politico abbia purtroppo rinunciato al controllo fisico della città, lasciando che al mercato il compito di dettarne le regole. Questo ha trasformato i centri storici in luoghi di consumo e turismo, espellendo di fatto i cittadini, e ha ridotto le periferie a territori di speculazione. In questo scenario, la figura professionale dell’architetto e il suo ruolo sono stati spesso emarginati, percepiti come un "ostacolo" in quanto cooperano per garantire la presenza dello spazio pubblico come centrale per il bene comune.

Nonostante la "frattura" tra politica, economia e progettazione, nell’incontro si è discusso di come la rigenerazione urbana debba essere intesa non solo per il riuso degli spazi, ma anche come ridefinizione delle relazioni sociali. L'architettura contemporanea è chiamata a dialogare con la storia non come un vincolo nostalgico, ma come uno "strato attivo", uno strumento di mediazione capace di interpretare i bisogni della collettività.

In particolare, Mangado ha descritto la deriva dell’architettura verso l’immagine a discapito del contenuto:

Le nuove generazioni e il ritorno alla verità del progetto

Infine, Mangado, forte della sua lunga esperienza accademica, ha ravvisato nelle nuove generazioni di architetti una volontà di ritorno alla "verità" del progetto. La sfida per il futuro resta quella di trasformare l'architettura in un "servizio" alto, capace di dare di più alla realtà e di riconnettere il cittadino al proprio spazio vissuto.

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