Transizione energetica al 2030, “Ormai è urgente, serve governare il fenomeno”

Data

02/04/2026

Categorie

Ambiente

Dalla depavimentazione alle isole di calore: ampio il dibattito nel convegno della Commissione DAPA dell’Ordine.

Prospettive e criticità della transizione energetica al 2030, il focus sulle isole di calore e sul consumo di suolo in aumento in Italia. La Palazzina Reale ha ospitato il convegno organizzato dalla Commissione DAPA-Dibattito architettura paesaggio ambiente dell'Ordine degli Architetti di Firenze (Oaf), in collaborazione con Fondazione Architetti di Firenze (Faf). L'appuntamento è stato possibile grazie al lavoro congiunto dei gruppi Innovazione, Paesaggi Urbani e Spazi Aperti, coordinato dall'architetta Roberta Destrero e Architettura 2030, coordinato dall'architetto Egidio Raimondi.


Il ruolo degli architetti e l’urgenza di governare la transizione

“Come architetti – ha spiegato Destrero – siamo favorevoli alla transizione energetica però bisogna cercare di equilibrare, coniugare l'aspetto estetico con la natura, il paesaggio e il suolo”.

Raimondi ha sottolineato che “la transizione ormai è urgente. Lo scopo di questi incontri è richiamare l'attenzione di tutti gli attori perché il tema venga affrontato da un punto di vista qualitativo e non solo da uno quantitativo. Se non decidiamo di governare il fenomeno rischiamo, nella migliore ipotesi, la stasi, come sta accadendo ora, mentre nella peggiore rischiamo di innescare conflitti tra istituzioni, pubblico e privato”.

Suolo, paesaggio, isole di calore e formazione: dati e prospettive

Paolo Pileri del Politecnico di Milano si è concentrato sul suolo e sui tentativi delle amministrazioni comunali di depavimentare: “Finché con la mano sinistra i Comuni cercano di depavimentare ma con la destra continuano a consumare suolo avremo problemi – ha commentato -. La sfida di oggi è l'urbanistica del togliere, devi dunque lavorare per depavimentare e nello stesso tempo fermare il consumo di suolo”.

Per il presidente di Legambiente Toscana Fausto Ferruzza è “necessario superare la dicotomia tra paesaggio ed energia e trovare una conciliazione tra questi due mondi. È nell'interesse di tutti non sfregiare il paesaggio”, per portare a termine la transizione energetica “ci sono ancora” visioni “culturali da superare e da migliorare”.

I numeri che ha diffuso Michele Munafò dell'Ispra indicano che “il fenomeno del consumo di suolo continua a crescere”. “Nell'ultimo anno – ha spiegato – c'è stato un aumento in Italia di quasi 84 km quadrati di consumo di suolo ed è un fenomeno che accelera, nel 2024 è andato più veloce per il 16% rispetto al 2023. Questo vuol dire che non solo si sta andando nella direzione sbagliata ma ci stiamo allontanando rapidamente dalla direzione giusta. Le amministrazioni comunali possono iniziare ad applicare quello che è un regolamento europeo già vigente, che è poco conosciuto e che riguarda il ripristino della natura che impone a circa 2.700 Comuni in Italia di non perdere più aree verdi e di non perdere altro solo naturale. Nell'ultimo anno invece abbiamo perso 4.000 ettari di aree verdi”.

Per l'architetta e paesaggista Daniela Moderini “la transizione energetica è un tema importante, da attuare comprendendo la popolazione ma pure una progettazione di un certo livello, accurata. Tale transizione è obbligatoria ed è una responsabilità di tutti”.

Jose Luis Pancorbo del Cnr-Ibe (Consiglio nazionale delle ricerche-Istituto per la bioeconomia) ha raccontato di aver svolto “sulla città di Lucca uno studio con immagini aeree” per monitorare lo stato delle isole di calore e “l'effetto dei pannelli solari sulla temperatura della città. Se i pannelli solari contribuiscono a 'scaldare' la città? Dipende dal materiale, i migliori sono i tetti metallici neri perché riducono l'effetto dell'isola di calore e anche l'energia solare che rimane nella terra”.

Paolo Picchi del Dida-Università di Firenze ha posto l'accento sul fatto che “l'ateneo fiorentino” è un esempio nel panorama nazionale ed è in prima linea “nel formare professionisti che abbiano le competenze, la capacità e soprattutto il giusto punto di vista sulla transizione energetica”.

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