Architettura inclusiva: buone pratiche e nuovi approcci alla progettazione

Data

28/11/2025

Categorie

News, Convegni

Un confronto tra professionisti, istituzioni e associazioni per ripensare l’accessibilità oltre i soli vincoli normativi.

Alle 15 del 20 novembre ha preso il via il convegno "La contemporaneità può costruire altrimenti Progettare e costruire in modo inclusivo", una riflessione su come l’architettura possa contribuire a realizzare spazi realmente accessibili e accoglienti per tutti, individuando buone pratiche e soluzioni che superino le norme e le più comuni criticità, promuovendo una progettazione che nasca dall’ascolto e dal “buon senso” dei progettisti.

Dopo i saluti istituzionali del Presidente della Fondazione Architetti Firenze Caterina Bini e del Consigliere Simone Scortecci, si sono susseguiti gli interventi dei relatori invitati, tra Pubblica Amministrazione, Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze, Associazioni di settore.

Multidisciplinarietà, formazione e “buon senso” nel progetto

I temi emersi durante le varie sessioni della giornata di confronto sono stati molteplici: il confronto tra professionisti e associazioni di settore in fase di progettazione è sicuramente una delle cruciali necessità verso cui sia i professionisti sia i relatori hanno chiesto attenzione.

Indubbiamente questo tipo di istanza comporta una multidisciplinarietà dei progetti, come emerso anche durante le riflessioni di Alberto Vanolo, autore del volume La città autistica e conseguentemente la necessità di una formazione fortemente mirata all’accessibilità, ai bisogni delle associazioni di settore e all’inclusione che consenta, come sottolineato da Alessandro Rizzello, coordinatore regionale del Disability Pride, di utilizzare il buon senso nella scelta di soluzioni e buone pratiche per la realizzazione di progetti per tutti. L’invalidità, come ha sottolineato Niccolò Zeppi, Vicepresidente Unione italiana ciechi e ipovedenti di Firenze, dovrebbe essere piuttosto considerata una “difficoltà” che caratterizza alcuni in modo permanente (ciechi, ipovedenti, paraplegici, tetraplegici, ecc.) e altri in modo temporaneo (vittime di infortuni costretti a muoversi con dispositivi, madri con passeggini, lavoratori che trasportano carichi, ecc.) e dunque in questo senso riguardare un’ampia fascia di utenti, assai diversificata ma sempre accomunata dalla necessità di soluzioni progettuali comode e funzionali.

Il coinvolgimento del pubblico e le parole chiave emerse

La terza sessione del convegno ha coinvolto tutti i partecipanti, condividendo una serie di domande aperte e recependo gli input dal pubblico, invitato a rispondere in tempo reale attraverso la piattaforma Mentimeter. Nelle risposte ricevute è emersa l’importanza nella fase di progettazione di valori come empatia, sensibilità, ascolto, buon senso.

Il ruolo delle associazioni e della cultura dell’inclusione

Infine, l’ultima sessione è stata dedicata al confronto con le associazioni di settore in cui si è ritenuto opportuno sottolineare la centralità della comunicazione della disabilità anche nelle scuole, come rilevato da Mauro Sbrillo, Presidente del Coordinamento Toscano dei gruppi di auto-aiuto, l’aspetto estetico oltre che funzionale dei progetti, sottolineato da Gioia Brogi, Presidente del Gruppo Sportivo Unità Spinale di Firenze racconta la propria storia.

Come spiega, Alessandro Rizzello, infatti:

“Certamente non il solito incontro dove i cattedratici discutono o raccontano le loro opinioni e le loro conoscenze sull’argomento, ad una platea di persone con disabilità. Si è infatti notata subito, una profonda volontà di condivisione degli argomenti, delle opinioni e delle eventuali soluzioni con il gruppo di partecipanti formato da numerosi professionisti, ma da altrettanti rappresentanti di associazioni ed enti del vasto e vario mondo delle disabilità, oltre che da semplici cittadini interessati agli argomenti trattati.

Molto interessante è stata l’idea di impostare gli interventi su alcune parole chiave, in modo da creare un bouquet di opinioni ed esperienze su cui riflettere e da elaborare anche in momenti futuri.

In conclusione mi sembra di aver percepito in tutti gli interventi, la necessità di uscire dai vincoli normativi, che molto spesso risultano obsoleti o non utili, per abbracciare un concetto di progettazione Universalmente accessibile mantenendo le normative come semplici esempi da cui partire per ottenere obiettivi migliori e non come è stato fatto fino ad oggi utilizzandole come confini giustificativi. La progettazione è creatività, funzionalità, utilità, buon senso, al servizio dell’utenza. Non la mera applicazione di limiti. Nella speranza che venga accolta la mia richiesta di stilare da parte dell’ordine degli architetti fiorentini, una qualche forma di documento d’identità che promuova l’idea di rivoluzione “rinascimentale”, seguendo il motto: “L’architetto sono io e progetto per l’umanità. La norma è il vincolo da cui partire, non il mio obiettivo!”.

Rivedi l'evento

Di seguito la registrazione dell’incontro.

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