Rassegna stampa 28 settembre - 4 ottobre 2026
Le notizie della settimana a tema architettura nell'area fiorentina
Data
05/10/2026
Categorie
Rassegna stampa
Ordine degli Architetti su Ponte da Verrazzano
Su La Nazione del 30 settembre si legge: Per l’avvio dei lavori sul ponte da Verrazzano i tempi sono maturi e entro ottobre ci sarà l’incontro decisivo con la soprintendenza: poi ci sarà la ‘fase 0’ a novembre e ‘fase 1’ a gennaio per terminare i lavori in sette mesi. L’obiettivo è un alleggerimento del camminamento – dunque usare un materiale più leggero – e la riduzione delle terrazze quadrate. Le indiscrezioni provengono dal convegno alla Palazzina Reale dal titolo ‘Attraverso l’Arno: storia e futuro di quattro ponti fiorentini’, organizzato dagli Ordini degli architetti e degli ingegneri in collaborazione con la Fondazione Architetti Firenze.
Alla giornata – moderata da Alessandro Nocentini, consigliere Oaf e componente della commissione Repaes-restauro e recupero del patrimonio esistente dell’Ordine (lavoro condotto con Vincenzo Vaccaro) – sono emersi spunti interessanti ed è emersa la necessità di considerare i ponti fiorentini opere moderne ma dal grande valore storico. Da un lato l’Ordine degli Architetti di Firenze, attraverso la presidente Silvia Ricceri, ribadisce il "no alla demolizione del ponte da Verrazzano. Inoltre il ponte di Savioli senza le terrazze non è il ponte di Savioli".
"Abbiamo chiesto attenzione e sensibilità verso una infrastruttura che fa parte del nostro territorio e della nostra cultura – ha sottolineato Ricceri -. Fermo restando tutto ciò che può essere legato alla sicurezza del ponte, che è in primo piano". La presidente spiega che nel dna dell’Ordine c’è l’aspetto della conservazione. Dall’altro lato l’ingegner Salvatore Giacomo Morano fa un paragone molto efficace. "Il ponte da Verrazzano – ha spiegato – tutto sommato non sta così male ma è come un malato che ancora può essere recuperato. Però se si aspetta a scegliere la terapia, come ogni malato, raggiungere il limite della sua esistenza temporale prima di essere curato". Insomma il concetto è chiaro: bisogna intervenire in modo rapido. Tra gli ospiti c’era anche la presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Firenze Claudia Nati secondo cui "è interessante applicare le nuove tecnologie alle strutture esistenti".
Alla tavola rotonda era presente anche l’assessore alla Tramvia, Andrea Giorgio che ha raccolto alcuni inviti (come un maggior coinvolgimento) e alla fine ha provato a lanciare un messaggio positivo: "Qui ci sono punti di vista diversi ma una base comune: questa è l’interesse per la città, per la sua tutela e al tempo stesso per il suo ammodernamento", sul ponte da Verrazzano "l’obiettivo generale è la tutela dell’infrastruttura".
Aeroporto Firenze
Su Repubblica del 28 settembre si legge: Dal Maggio Musicale Fiorentino a Pitti Immagine. Dalla Fondazione Strozzi a Firenze Fiera alle associazioni di categoria cittadine: Confindustria, Confesercenti, Confcommercio, Cna, Confartigianato. E poi società come Autogrill e Dufrital, che gestiscono duty free e ristorazione dentro l’aeroporto.
Stavolta la battaglia al Tar sul masterplan della nuova pista di Peretola si annuncia più interessante del solito perchè salta fuori che a difesa del progetto per la prima volta non ci sono solo gli enti proponenti - cioè Toscana Aeroporti ed Enac - più le istituzioni - cioè Comune di Firenze e Regione Toscana - ma pure una pletora di enti, istituzioni e associazioni di peso della città. Brand della cultura come Maggio e Strozzi. Il marchio della kermesse di moda più in vista della città. Il polo fieristico. Le imprese e il mondo del commercio e dell’artigianato. Undici soggetti che hanno presentato atti ad opponendum a sostegno del masterplan e contro i ricorsi sulla pista depositati - anche con motivi aggiunti arrivati nei giorni scorsi - da varie realtà. Anche qui saltano fuori sorprese. Ad esempio che oltre ai Comuni della Piana fiorentina (Sesto, Campi, Calenzano, Carmignano) e a Prato, oltre alle associazioni ambientaliste da sempre avverse (il comitato Vas, il Wwf e Italia Nostra) e oltre all’Università di Firenze contro il masterplan al Tar si sono rivolti anche il Consorzio di Castello e Nuove Iniziative Toscane (cioè Unipol, proprietario dei terreni del viale XI Agosto). L’udienza al tribunale amministrativo regionale è fissata per il 22 ottobre. Da quel verdetto dipenderà molto: il governatore Eugenio Giani, gran tessitore della strategia legale insieme all’ad di Toscana Aeroporti Roberto Naldi, è convinto che se il Tar respingerà i ricorsi anche l’iter burocratico impantanato si sbloccherà e si potrà partire nell’estate del 2027 con i lavori. Altrimenti tutto rischia di saltare per aria, compresi i permessi finali ministeriali. Un mese scoppiettante può ora cominciare. Su Repubblica del 29 settembre si rettifica l'informazione contenuta il giorno precedente: a fare ricorso non è stato l'Ordine degli Architetti di Firenze ma di Prato.
Ordine degli Architetti su Largo Annigoni
Su La Nazione del 29 settembre si legge: Continua il dibattito su largo Annigoni, dopo le idee e proposte lanciate da cittadini, esperti e professionistio su La Nazione. A parlare adesso è anche la commissione dibattito, architettura, paesaggio, ambiente dell’Ordine degli architetti di Firenze, che da anni è attenta su queste tematiche. Secondo la referente Mariantonietta Del Sole "le conseguenze del cambiamento climatico sono sempre più evidenti e impongono di trasformare il dibattito in scelte concrete. Il cambiamento climatico non è una questione che possa essere affrontata attraverso singole azioni, né attraverso interventi scollegati tra loro".
In merito al dibattito sviluppato su Largo Annigoni, "come commissione dell’Ordine degli Architetti di Firenze riteniamo che lo spazio sia proprio la dimostrazione di una mancata attenta progettazione che tenesse conto della vivibilità di una piazza – aggiunge Del Sole –. Pensiamo che la risposta non possa consistere in interventi isolati, ma debba partire da una visione d’insieme del territorio e, per Firenze, almeno dell’area metropolitana". Secondo l’Ordine degli architetti e la commissione competente mobilità, suolo, verde, acque, spazio pubblico, patrimonio edilizio ed energia sono interconnessi e richiedono "strategie coordinate. È fondamentale il contributo delle diverse competenze professionali fin dalla definizione delle strategie. Serve anche un cambiamento culturale e normativo – aggiunge ancora Del Sole –. Se vogliamo città più resilienti e permeabili, capaci di affrontare temperature elevate ed eventi estremi, dobbiamo superare norme e procedure che ostacolano la depavimentazione, il fotovoltaico o la realizzazione e manutenzione del verde. La risposta al cambiamento climatico deve diventare un criterio ordinario della trasformazione urbana. Il piano del verde di Firenze è un passaggio importante, ma i suoi obiettivi dovranno tradursi in progetti, risorse e interventi, dialogando con gli altri strumenti di pianificazione. Anche le infrastrutture possono diventare occasioni di rigenerazione: strade, piazze e linee tranviarie dovrebbero aumentare drenaggio, verde e ombreggiamento, migliorando lo spazio pubblico e riducendo l’isola di calore". "Il cambiamento climatico ci obbliga a superare la logica degli interventi settoriali – osserva Del Sole –. Ogni trasformazione può rendere la città più vivibile, verde, permeabile e resiliente. Gli architetti sono pronti a mettere a disposizione delle amministrazioni capacità di lettura e progetto, ma le competenze devono essere coinvolte nelle scelte. L’emergenza climatica non può produrre soltanto nuovi documenti e dibattiti: deve produrre un diverso modo di pensare e progettare la città. Per affrontare gli effetti del cambiamento servono naturalmente competenze diverse e complementari". Competenze e unità tra vari ordini. "Architetti, ingegneri, urbanisti, paesaggisti, agronomi, tecnici e altri professionisti devono poter contribuire, ciascuno per il proprio specifico ambito, alla costruzione di progetti realmente integrati", conclude Del Sole.
Tramvia Firenze
Su Repubblica del 28 settembre si legge: Novembre è il mese cerchiato in rosso per lo start dei cantieri. Rovezzano e viale Don Minzoni i due “ground zero” individuati per la fase uno dei lavori, dove cioè si vedranno ruspe e operai fin da subito. Grossa è la doppia scommessa, anche politica, che si gioca Palazzo Vecchio con questa nuova linea di tramvia, quella di Campo di Marte, la più difficile dal punto di vista dell’impatto sociale, prima che per il traffico. Per finire in tempo per maggio 2029 i tempi della cantierizzazione dovranno essere puntuali e il confronto con le ditte costruttrici è in corso perché per ridurre di quasi un anno la durata dei lavori come chiesto dall’assessore alla mobilità Andrea Giorgio serviranno aree di lavorazione diverse da quelle della linea 3.2.1. Se non più ampie, più serrate. Ma il Comune vuole migliorare anche il bilancio del verde, oggetto di mille polemiche: su input della sindaca Sara Funaro l’assessore sta lavorando proprio in questi giorni per raddoppiare il numero delle nuove alberature previste, portando il “saldo verde” tra i tagli previsti (428) e le piantumazioni a circa 250. Non a 185 com’era ad ora. E anche sul tipo di piante c’è una novità: niente “alberelli”, le ditte opzioneranno le piante nei vivai in questi mesi, cosicché quando li dovranno piantare saranno già più cresciute. E il conto alla rovescia può scattare.
Siamo in leggero ritardo rispetto alla tabella di marcia immaginata nei mesi scorsi. Il via ai lavori della nuova linea promesso entro l’estate è ormai sfumato. Il periodo tra fine ottobre e inizio novembre è quello a cui punta ora Palazzo Vecchio. Quindici fermate, 6 chilometri, 1.000 giorni di cantieri, 360 milioni di costi stimati. La Libertà-Rovezzano, la linea dello stadio, si chiamerà 3.2.2. La scommessa dei tempi è la più importante. Il Comune ha definito di chiudere i lavori entro maggio 2029 ma nel contratto con le ditte ha previsto un premio di accelerazione se si chiuderà tre mesi prima. Più che in tempo per le prossime elezioni amministrative. E questo vuol dire che i mille giorni dovranno seguire il passo senza sbavature e “whatever it takes”, come direbbe Draghi, costi quel che costi. Cioè anche a patto di cantierizzazioni più serrate della linea in corso per Bagno a Ripoli. Aree di lavorazione non enormi ma dinamiche. Il dialogo con le ditte è in corso in queste settimane. Sul viale dei Mille si dovrebbe lavorare nella fase due. Cioè da fine 2027-inizi 2028. Per ora si comincia dagli estremi. Da Don Minzoni soprattutto, dove si deve scavare il tunnel sotto la ferrovia, dove passa l’alta velocità. Il cantiere più complesso. Su cui ancora manca una specifica e complicata convenzione con le Ferrovie. La bozza è pronta da mesi, la firma attesa a breve. Anche il braccio di ferro sul valore dell’assicurazione milionaria che il Comune e le ditte dovranno sottoscrivere sembra superato. Pure con Enel e altri soggetti serviranno convenzioni. Entro 40 giorni i cantieri della linea dovrebbero cominciare.
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