Rassegna stampa 26 ottobre - 1 novembre

Le notizie della settimana a tema architettura nell'area fiorentina

Data

02/11/2026

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Rassegna stampa

Ponte da Verrazzano

Su Repubblica del 28 ottobre si legge: I costruttori della tramvia avrebbero preferito abbattere il ponte da Verrazzano e sostituirlo con un nuovo impalcato, anziché restaurarlo. Secondo le relazioni tecniche da loro realizzate - commissionate al professor Petrangeli e trasmesse al Comune nel novembre 2025 - la messa in sicurezza del ponte da mesi oggetto di polemiche, su cui dovranno transitare i binari della tramvia, sarebbe dovuta passare da una sostituzione della struttura. È quello che emerge dai documenti relativi alla Val 4, la massima verifica di sicurezza richiesta dal Comune per accertare tecnicamente quale intervento fosse giustificato tra rifare e consolidare il ponte; un dossier che include il carteggio di questi anni, partendo dalle prime stime del 2018.

Un documento approvato mesi fa, ma reso noto solo in questi giorni dopo che il 12 ottobre la verifica ha avuto esito positivo. Allo scenario proposto dal concessionario, Tram Spa, il Comune si è opposto, suffragando la decisione con una serie di prove documentali e pareri tecnici, ultimo quello dell’ingegner Morano che ha curato la Val 4. Il Comune, risulta dalle carte, ha dissentito sui tempi e sui costi di una sostituzione dell’impalcato, mentre il concessionario a sua volta ritiene «meramente indicative» le proposte d’intervento per la messa in sicurezza, stimate in 7 milioni e 7 mesi di lavori, visto che ancora manca il progetto esecutivo. La proposta di sostituzione dell’impalcata stimava i lavori in un annetto circa di tempo e 14 milioni di costi. Un periodo di tempo che però, rilevava Palazzo Vecchio, non tiene di conto della fase progettuale. L’altra questione spinosa che emerge dalla Val 4 riguarda il futuro delle mitiche terrazze. Sappiamo che la Soprintendenza vuole salvarle, tant’è che a metà settembre era stato trovato un accordo tra Belle Arti e Comune sulla possibilità di alleggerire e “limare” le terrazzine senza abbatterle. È la sfida più delicata del progetto esecutivo perché invece la perizia sulla stabilità del ponte parla chiaro: servirà una «parziale demolizione dei terrazzini» e dei camminamenti calcestruzzo e la loro sostituzione con strutture metalliche più leggere, così da contenere il peso complessivo del ponte. La Val 4 propone di valutare «soluzioni che preservino l’accessibilità pedonale del ponte così com’è adesso», è vero, ma parola d’ordine per consentire il passaggio dei binari della tramvia è “alleggerimento”. E alla svelta perché il ponte da Verrazzano è oggi l’unico ostacolo all’inaugurazione della linea, mentre tutti gli altri cantieri sono entrati spediti nell’ultimissima fase.

Parcheggio a pagamento sotto all'ex Comunale

Su Repubblica del 28 ottobre si legge: Cinque euro all’ora per parcheggiare la macchina». Oppure, «35 euro per la giornata». Così rispondevano al citofono, ieri, dal parcheggio privato di Corso Italia: non in un posto qualsiasi, ma sotto ilCubo Nero, com’è stata ribattezzata ormai all’unanimità la riqualificazione dell’ex teatro Comunale e le sue facciate color ottone brunito. Ma per Palazzo Vecchio non potrebbero farlo: dovrebbe essere un parcheggio per la residenza e a settembre il Comune si è mosso con un’ordinanza che intimava la «cessazione dell’uso difforme» dei luoghi e «il ripristino della destinazione d’uso legittima». Ricorso che Savills ha impugnato, aprendo a una battaglia legale con il Comune dentro a una delle operazioni più contestate degli ultimi anni. Savills Investment Management Sgr è la società che gestisce per conto della proprietà (ovvero la joint venture tra Hines e Blue Noble) gli immobili sorti al posto dell’ex teatro Comunale. E il 21 ottobre, si scopre, ha presentato ricorso al Tar per annullare l’ordinanza 597 del 2 settembre 2026, una pratica dell’Ispettorato edilizio, includendo la richiesta di sospensiva. Per il Comune il parcheggio a pagamento non è conforme alla destinazione d’uso. Per Palazzo Vecchio, infatti, quell’autorimessa interrata dovrebbe essere rivolta soltanto alla residenza degli appartamenti a uso abitativo che sono previsti nel progetto (insieme alla struttura alberghiera e agli appartamenti di lusso per turisti). Le norme nazionali prevedono che possa essere realizzato un parcheggio — il vecchio teatro non l’aveva — a fronte di un incremento urbanistico residenziale, come in effetti previsto dal piano di recupero. Così, quando il Comune si è reso conto che invece in Corso Italia era sorto un garage con servizi, ha cercato di bloccarlo, anche perché quell’attività necessita di una destinazione d’uso ben diversa, direzionale. Al tentativo di bloccare l’uso improprio è seguito il ricorso al Tar, che adesso dovrà stabilire chi ha ragione. Contro la stessa ordinanza, a fine settembre, aveva già fatto ricorso Muoviamo Parking, la società che gestisce l’autorimessa, che l’anno scorso aveva anche contestato la decadenza della Scia, Il parcheggio opera perché il Tar ha sospeso tutto e proprio oggi si esprime sulla sospensiva. Non è che l’ultima puntata della saga sul Cubo Nero, che va avanti ormai da oltre un anno a suon di polemiche e atti formali, da quando le due torri scure di Corso Italia si sono scoperte alla città, con tanto di esposti, fino all’apertura di un’inchiesta della magistratura con 15 indagati. Nel frattempo, nella nuova piazzetta sorta tra gli edifici ha aperto il parcheggio interrato, quello che oggi viene contestato, e anche qualche attività. È invece ancora in corso di realizzazione la terza parte dell’intervento, quella che prevederà appartamenti. Un distretto a sé che non comunica con i rioni vicini e non è attraversato dalla cittadinanza, ancora lontano da quell’idea di «piazza aperta al pubblico» che avrebbe dovuto sostanziare l’idea di una rigenerazione urbana.

Sant'Agnese

Su Repubblica del 29 ottobre si legge: Svolta su Sant'Agnese. Dopo i roventi mesi delle polemiche sugli affitti brevi a Montedomini la sindaca Funaro gioca la carta dell'acquisto dell'ex convento abbandonato di proprietà dell'ente per l'assistenza agli anziani. Lo comprerà la Città metropolitana, l'ex Provincia, per farne social housing, cioè alloggi ad affitto calmierato. Una mossa simbolica e politica: come a dire che Montedomini ora deve diventare altro e fare altro, sebbene in ritardo. Del resto è proprio in via Guelfa, accanto a Sant'Agnese, che l'estate scorsa acorsa tutto è cominciato: il Comitato Salviamo Firenze, la scoperta dei primi alloggi su Airbnb, l'esposto in Procura, la Finanza in Comune e a Montedomini, poi l'indagine della magistratura. Adesso Funaro, dopo aver annunciato lo stop agli affitti brevi con un nuovo regolamento - in ritardo - tenta un'altra carta con un'operazione immobiliare simbolica. Uno dei gioielli dell'Asp, il vecchio convento di Sant'Agnese, passa alla Città metropolitana per fare social housing. Sarà una mossa piuttosto costosa, per la Metrocittà, anche perché il convento cade a pezzi.

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